R: E’ un lavoro frenetico. Comincia la mattina alle 10, con la prima riunione. Si buttano giù le idee per la scaletta delle varie edizioni del telegiornale. Il punto sui fatti del giorno, la cronaca, la politica. E le proposte del direttore, appunto, per distinguere il nostro lavoro da quello di altre testate. C’è un’attenzione scrupolosa per il montaggio dei servizi. Il testo, le immagini, e soprattutto gli effetti sonori, sono analizzati nei minimi dettagli prima della messa in onda. Emilio Fede è un grande professionista, e noi tutti gli siamo grati per averci insegnato come si lavora in un telegiornale.
R: Ho seguito la cronaca dei giorni successivi all’attentato dell’11 settembre 2001. E’ stata l’esperienza più forte dei miei 16 anni al Tg4. L’attentato alle torri gemelle di New York è la notizia per eccellenza, niente può essere paragonabile a quello che è stato definito il colpo al cuore dell’America e del mondo intero. Sono entrato nel Ground Zero con una telecamerina che mi era stata prestata da un mio amico di New York. Immagini che non dimenticherò mai. Mi sono molto emozionato anche seguendo l’ultimo viaggio di Giovanni Paolo Secondo in Polonia. La sera della sua morte ero a piazza San Pietro. Ho chiamato subito la redazione e dopo pochi minuti eravamo in onda con un’edizione straordinaria del telegiornale, diretta da Emilio Fede.
3) Il tuo direttore è molto conosciuto per i fuorionda: che pensi di questo Blog dedicato ai fuorionda e in genere sui fuorionda dei giornalisti?
R: Il tuo blog è straordinario. Non si limita ai fuorionda che in genere si vedono su Striscia la notizia. E’ davvero originale. Mi diverto molto a guardare cosa succede dietro le quinte di un collegamento. E’ il bello della diretta, insomma, che poi diventa il meglio della televisione. A volte non prendersi troppo sul serio serve per alleggerire le tensioni di un lavoro di per sé già molto stressante.
R: il primo è quello di raccontare sempre la verità, cercando di interpretare nel migliore dei modi quello che succede intorno. La notizia, in primo luogo. Poi la descrizione, la cronaca dell’avvenimento. Un giornalista televisivo deve, in poco tempo, far capire tutto quello che è successo o che sta per accadere, come nel caso dei collegamenti in diretta. Poi occorre avere il dono della sintesi. In televisione in particolare, dove i tempi sono sempre molto stretti.
5) Quanto pesano i condizionamenti dell'economia e della politicanella scelta nelle notizia in Italia?
R: Il processo che caratterizza la cosidetta agenda setting, ovvero la scaletta delle notizie di un giornale, in ordine alla loro importanza, è molto complesso. Economia e politica influenzano la vita di un paese, dunque anche quella della stampa.
6) Chi sono i tre giornalisti italiani che ammiri di più?
R: Tony Capuozzo, Fabrizio Summonte e…Emilio Fede, naturalmente.
R: Amo ascoltare la musica, di tutti i generi. Poi sono un collezionista incallito. Colleziono di tutto, dai francobolli ai fumetti. Metto da parte perfino i pass con i quali accedo a convegni e manifestazioni per realizzare servizi giornalistici. Prima o poi mi cacceranno di casa.


2 commenti:
Antonio...semplicemente un vero professionista...e per galli e pecore...un fuorionda decisamente eccezionale...ihihih..un abbraccio dalla tua collega e amica Giovanna!!!
mi piacciono le persone con idee
bravo!
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