2-Raccontaci come sei arrivata al Tg 5. Il Tg5 è stata l’ultima tappa di una lunga gavetta: carta stampata (tra cui Repubblica e Paese Sera), anni di radio (prima le piccole private,poi dall’82 all’ 87 “ Radio anch’io”, con Gianni Bisiach a Radiouno) , poi il TG3 di Alessandro Curzi dall’88 al 91 dove ho cominciato a occuparmi di politica estera: erano gli anni della perestroijka di Gorbaciov che ho seguito con tanti viaggi nell’Urss, anche un bel lungo giro nelle repubbliche islamiche fino a Samarcanda e Bukara, la terra di Tamerlano dove ancora non andava veramente nessuno! Quindi la guerra tra Armenia e Azerbaijan, con la capitale Baku dove nella libreria di città trovai un’unica copia in russo di “Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcìa Màrquez, introvabile a Mosca o Lenigrado quanto l’LP del concerto di Mosca di Paul Mc Cartney. Le province dell’impero erano più fornite del cuore stesso, dove anche i negozi alimentari erano desolantemente vuoti. Ma anche l’inverno della prima Guerra del Golfo che si svolgeva prevalentemente di notte: quindi tre mesi fissa dalle 6 di sera alle 8 di mattina. Perché il Tg5? Due motivi : tutto quello che ho descritto e molto altro ancora l’ho fatto da precaria, alla Rai andavo a vanti a contratti, sudati, incerti , senza garanzie e sottopagati. Mentana lo sapeva e con Mediaset mi proposero una sicurezza professionale e economica che non avrei potuto avere altrove. Avevano bisogno di qualcuno che sapesse già lavorare, per lanciare una sfida che era anche un salto nel buio. Faticosissimo, ma anche entusiasmante. Clip musicale in fuorionda dedicata a Mimosa. 3) Gli “esteri”, la politica internazionale sono una tua precisa scelta o un caso ? Sono sempre stati la mia passione, anche per formazione culturale. Fin da piccolissima sono cresciuta in un ambiente internazionale, sono perfettamente bilingue con il francese, ho imparato anche inglese e spagnolo da piccola, ho vissuto grandissimi eventi internazionali, guerre libanesi, conquista della Cambogia da parte di Pol Pot, rivoluzione in Iran, presa di potere di Gheddafi in Libia, per citarne alcuni, attraverso i miei compagni di scuola, le loro storie personali, le loro famiglie, i loro arrivi e le loro brusche partenze. Ho avuti amichetti e amici di tutti gli angoli della terra, di tutti i colori e religioni. Ovunque vado, mi sento un po’ a casa. 4) Hai scritto Kashmir Palace un romanzo che intreccia indistintamente finzione e verità. Pakistan, Afghanistan, Iraq e con Luana De Vita, a anche Il volo del cuculo (ed. Nutrimenti), un'inchiesta sui 30 anni della legge Basaglia. Come sei arrivata a occuparti di disagio psichico? Sono una giornalista, tutto mi interessa. Mi piace raccontare, mi piace scrivere. Qualche volta mi piacerebbe anche poter seguire e raccontare qualche grande fatto di cronaca nera. La storia della legge Basaglia poi, è un pezzo della storia contemporanea italiana che racconta di come eravamo e di come siamo. Racconta la nostra politica, ma anche il nostro modo di pensare e di vivere. Con tutte le sue drammatiche contraddizioni.
5-I tg italiani secondo te sono troppo provinciali, dedicano troppo poco spazio alle notizie dall’estero? Decisamente sì, ed è una particolarità tutta italiana, il guardarsi solo l’ombelico, la prevalenza della cucina politica interna con il suo estremo narcisismo ma anche la sua mentalità distorta – diciamo così- del mandarsi messaggi trasversali tra gruppi politici e di potere attraverso gli articoli dei giornalisti politici. Il vedere la politica estera solo ed esclusivamente in funzione degli interessi e dei rapporti di forza nella politica interna. E anche un modo terribilmente ingessato di raccontarla. Un’ accozzaglia che allontana la gente dalla lettura dei giornali, dalla politica e dal mondo. Un errore che paghiamo tutti come cittadini. E che l’informazione paga per prima. 6-Kuwait-Iraq-Afganistan.Che cosa ti è rimasto nelle esperienze di lavoro nei teatri di guerra? Quali ricordi ed emozioni sono i più vivi di quei momenti ? Grande esperienza umana e professionale, tanto da aver avuto bisogno di scriverci un romanzo per superare la frustrazione di aver raccontato un decimo di quanto avevo visto. Ma anche il rinforzo di un sentimento di privilegio: sono fortunata, lo siamo tutti noi che possiamo andare in un paese in guerra, soffrire e rischiare la vita quasi o come quelli che ci vivono ma con la certezza che se salviamo la pelle abbiamo un posto dove tornare, un paese con diritti garantiti, una casa dove c’è l’acqua corrente, dove se ho fame scelgo tra la spesa e il ristorante, dove passeggio per strada vestita come mi pare e mi sbraco con gli amici al bar. E il massimo disturbo è il traffico cittadino.
7-La prima vittima della guerra si dice sia la verità. Che censure hai conosciuto durante i conflitti?
10-Iran. La tensione rimane alta. Pensi di tornare a breve in questa zona calda ? Quale potrà essere il futuro di questo paese? Tornare in Iran è impossibile, per ora. Le autorità non rilasciano i visti d’entrata, i giornalisti stranieri sono stati tutti (anche quelli residenti in quanto corrispondenti fissi) scacciati dal paese. Il mondo deve rimanere cieco di fronte a quanto sta accadendo, questa è la regola dei regimi totalitari. Cosa succede? Certamente è in atto una feroce repressione e non è la prima volta. Carceri piene, arresti preventivi, tortura, intimidazione, dissidenti scomparsi. Ma una novità c’è: questa è una rivolta popolare, trasversale, slegata dalle ideologie o dalle appartenenze di classe o di generazione. Il paese è stufo di essere schiacciato da una classe dirigente ottusa, ladra e incapace. Il futuro a breve è certo e orrendo, quello a lungo termine aperto a scenari inesplorati. 11-La tua opinione sui fuorionda e sul mio Blog ? Ci sono diversi siti centrati sulle figure dei giornalisti televisivi e con sincerità ti dico che mi infastidiscono, perché indulgono a una mentalità maschilista, narcisista, che del giornalismo ha una visione solo spettacolare nel senso che tratta i giornalisti come gente di basso spettacolo. E molti , è vero, amano proprio questo aspetto. Io sono un po’ all’antica, diciamo così. Ritengo che il giornalista non debba mai essere la notizia, che debba anzi farsi sempre indietro rispetto alla notizia. La faccia si mette in video solo quando ha un senso altrimenti no, per esempio. Ma tutto questo in Italia non va più “di moda”. Non sopporto le inviate con la messa in piega e il trucco perfetti e le notizie (o l’italiano) traballanti. Ma questo è. E al pubblico di questi siti si fa credere che è più importante avere un bel decolleté in mostra che raccontare cosa stia avvenendo in quel tal posto. Il tuo blog mi sembra più discreto, rispettoso e in fondo solo divertente.Il dietro le quinte spesso racconta di più e fa capire talvolta che attorno a una diretta ci sono anche fatica, tensione, caldo torrido, fame , sete e – perché no- rottura di palle e noia. Mi sembri innocente, fino a quando, spero mai, non lo sarai più!


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