mercoledì, dicembre 02, 2009

Fuorionda e intervista:
Alfredo Vaccarella, Studio Aperto
“COGNOME INGOMBRANTE,
MA NON SONO RACCOMANDATO”
come si “macinano le news"

(Clip musicale in fuorionda)

Otto anni di precariato al quotidiano di Roma il Tempo prima dell’assunzione e poi la Tv. Alfredo Vaccarella di Studio Aperto in questa intervista esclusiva racconta la sua esperienza pre-piccolo schermo, svela alcuni retroscena della sua attività giornalistica e replica anche ad alcune pesanti critiche dovute a quello che lui stesso definisce “un cognome ingombrante”. Ecco l’intervista completa.
1)Raccontaci della tua storia giornalistica. Quali esperienze hai avuto prima di Studio Aperto ?
1) Studiavo giurisprundenza quando sono stato fulminato sulla via di Damasco del giornalismo. Era il '92 quando iniziai a collaborare con Il Tempo, una gavetta durissima. Il primo anno ho proposto almeno un articolo al giorno, più di trecento pezzi, per vederne pubblicati appena otto; poi il vento ha cominciato a girare quando ho iniziato a occuparmi di giudiziaria dalla Cassazione, trovando qualche sentenza che ha fatto epoca. In piena onestà devo dire che non era troppo difficile, ero da solo in Cassazione, e il linguaggio tecnico-giuridico non mi turbava. Poi sono passato alla nera ed ho scoperto la mia vera passione. Nel frattempo, da esterno, ho collaborato con qualche altro giornaletto di quartiere, ho fatto l'addetto stampa dell'ordine degli avvocati, ho scribacchiato qui e là con altre firme sempre mantenendo la collaborazione a Il Tempo. Poi il percorso classico. Dopo otto anni l'assunzione come praticante, gli esami da professionista, la conferma come redattore prima nomina, e via così, fino a diventare vice capocronista e capo della cronaca nera. Nel 2001 o 2002 avevo già avuto dei contatti con Mediaset, ma offrivano solo contrattini; poi sono passato a Studio Aperto nel 2007

2 Marco Travaglio su L’Unità del 6 maggio 2007 ti ha dato del raccomandato perché sei figlio del giudice costituzionale Romano Vaccarella . Ti giriamo la domanda: sei “raccomandato” ?
2) Ricordo che Travaglio scriveva pure che ero un cronista serio e preparato, bontà sua. Il fatto di avere un cognome ingombrante, come del resto altri che fanno questo mestiere, non necessariamente significa essere raccomandati. Esattamente come non per forza sarebbe raccomandato un eventuale figlio di Travaglio che dovesse un domani accostarsi al giornalismo o, perché no, una giovane principessa che dovesse firmare articoli su un importante quotidiano nazionale. Per me conta il curriculum e quello che si mette in pagina, le notizie che si portano, gli scoop, il modo di scrivere. Se fossi stato raccomandato davvero, al Tempo sarei entrato subito, e non dopo otto anni da precario. Anzi, magari sarei entrato a Mediaset direttamente nel '92 e non dopo quindici anni sul marciapiede. Marciapiede della cronaca, s'intende...

( Alfredo segue per Studio Aperto il processo di Perugia)
3) Quali fatti-notizie ti hanno emozionato di più nella tua attività ?
Notizie da prima pagina ma anche trafiletti da dieci righe. Negli ultimi tempi l'omicidio di Meredith a Perugia, l'emergenza rifiuti a Napoli, il terremoto all'Aquila. E però alle volte ricordo con nostalgia storielle di cronache che il grande pubblico ha dimenticato o non ha mai conosciuto. Una notte mi chiamò un agente di una volante, avevano il problema di un tossicodipendente che si era arrampicato oltre la recizione di un ponte e minacciava di buttarsi sulla ferrovia se non gli portavano un giornalista. Treni fermi, polizia dappertutto, pompieri. Presi la moto alle 3 di notte, andai e ci parlai: drogato lui, drogata la moglie, un figlioletto di otto mesi, vivevano in macchina perché gli avevano tolto la casa popolare che avevano occupato. Gli promisi che avrei scritto la sua storia e lui scese: quando guardi uno negli occhi in queste situazioni, queste esperienze ti restano dentro. Il giorno dopo ho dovuto fare fuoco e fiamme per scrivere un pezzo da 60 righe: come si dice?, la storia non era "notiziabile". E però la notizia l'ho data. So che poi il Comune l'ha convocato, e lui tramite quel poliziotto mi ha ringraziato. Ci penso spesso, a questa storia, che in fondo racconta il bello e il brutto di questo mestiere che facciamo: forse un mio articolo per una volta è servito a qualcosa, ed è il bello; di quel ragazzo e della sua famiglia poi non ho saputo più niente, ed è il brutto. Noi siamo macchine che macinano notizie. Ma anche le notizie macinano noi.

video


(Blob di Fuorionda News con la partecipazione anche di Alfredo Vaccarella)
4) Sei passato in video diverse volte sul mio Blog. Che pensi di Fuorionda News ?

4) Il blog è fantastico, ben fatto tecnicamente, molto curato. Ma l'aspetto che mi convince maggiormente è proprio questo: la possibilità di mostrare l'uomo che c'è dietro la faccia che va in televisione. Queste interviste che fai, e le sai fare bene, qualora uno voglia rispondere senza mettersi maschere, permettono di tirare fuori qualcosa di reale. Se poi il pubblico ha la pazienza di leggerle, questo è un altro paio di maniche. Certo, uno po' mi turba l'elemento di divismo che c'è dietro. Mi spiego: venendo dalla carta stampata ed essendo relativamente poco "televisivo", mi sento strano nel rilasciare un'intervista. C'è una vocina che mi dice: ma davvero a qualcuno interessa chi sei e cosa hai fatto? Rifiutare l'intervista però mi sarebbe sembrato davvero molto, troppo snob. Per cui rispondo, metto a verbale questa mio tiepido tentativo di schermirmi ed eccoci qui.

video
(Alcuni stand-up fuorionda di Alfredo Vaccarella e da Perugia con Roberto Tallei di Sky Tg 24)
5) Ti abbiamo visto molte volte in fuorionda con la sigaretta accesa. Quante ne fumi al giorno ?
5) Troppe sigarette, troppe. Ma prima o poi smetterò.
(Graziea ad Alfredo Vaccarella per la disponibilità)

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