venerdì, settembre 28, 2007

UN GRANDE FORMATO, UNA GRANDE BUFALA:
ANCHE SPIGNESI CI CASCA !




Ha anche un risvolto oristanese la gigantesca recente "bufala" del quotidiano sardo L'Unione Sarda.
Si chiama Mauro Spignesi.
Giornalista professionista dal 1988, di grandissima esperienza, transitato anche alla redazione oristanese dell'Unione Sarda negli anni scorsi, che non solo ha rilanciato, come del resto TG5 ,TG3 , TG La 7 e Studio Aperto di Italia 1 (questi tg nazionali hanno dedicato persino un titolo!), ma lui ha anche aggiunto particolari in più, dunque ulteriori invenzioni personali a quelle del giornalista Alessandro Testa che ha pubblicato con il falso scoop di martedì, finito in prima pagina sul quotidiano di Cagliari.Spignesi, che come detto è stato capo servizio Unione Sarda ad Oristano, porta con sè in questa vicenda un bel fardello di responsabilità. Per almeno due motivi.La Stampa è stato infatti il primo organo d'informazione nazionale che ha ripreso la notizia falsa e dietro al quale i TG nazionali sono andati successivamente a rimorchio.
In secondo luogo, come ha evidenziato bene il servizio di Pelazza per le Iene, perchè solo sentendo il collega Alessandro Testa, Spignesi ha scritto particolari come quelli sul vecchietto (inesistente) che si è commosso per la raccolta fondi (inesistente) in suo favore.
Mauro Spignesi è stato intervistato telefonicamente ieri sera dalle IENE su Italia 1 e ha ammesso candidamente e testualmente:
" Io sono uno dei cento coglioni che si è fidato" .
Il servizio delle Iene (compresa intervista a Spignesi) potete scaricarlo qui:
http://www.video.mediaset.it/video.html?sito=iene&data=2007/09/28&id=3646&categoria=puntata&from=iene
La prima parte del servizio è stata registrata prima dell'ammissione dell'Unione Sarda e per questo viene detto solo che "probabilmente" l'articolo è falso.
La vicenda farà scuola e probabilmente sarà studiata (come esempio negativo ovviamente) nelle scuole di giornalismo.Sono davvero stupito.
Certo il rischio di cadere in errore, per tutti, c'è sempre.Spesso anche noi riceviamo telefonate o arrivano nella nostra redazione personaggi che ci raccontano storie incredibili, ma è davvero incredibile tutto quello che è successo stavolta.Questa vicenda dovrebbe farci riflettere tutti: lettori e giornalisti.
Pubblichiamo integralmente qui in basso l'articolo bufala (completamente falso) per il quale l'Unione Sarda si è scusata con i suoi lettori.

Ecco a voi....... il famigerato articolo..........

Is Mirrionis. Il furto scoperto per caso: pasta e formaggio nascosti nei pantaloni
Ruba per fame, perdonato in bottega


Ora è gara di solidarietà per un vedovo ultrasettantenne


I pantaloni non hanno sostenuto il peso della refurtiva. La sorpresa, la vergogna, la sensibilità dei vicini.La fame e la disperazione l'hanno tradito. E l'hanno costretto a rubare. Un pacco di pasta e un pezzo di parmigiano il bottino che un pensionato cagliaritano di 75 anni, residente da anni in via Is Mirrionis, aveva nascosto tra la maglietta e i pantaloni. Soltanto che, quando ha tentato di allontanarsi dalla piccola bottega di Ignazio Fenudu, nato a Orroli 43 anni fa ma da anni residente in città, il destino ha voluto che accadesse l'imprevisto. I pantaloni non hanno retto il peso e il malloppo è caduto per terra. Proprio di fronte alla cassa della bottega dove c'era la moglie del titolare, Valentina Camba. L'uomo è scoppiato in lacrime. Non sapeva che fare. Ha tentato di giustificarsi ma poi ha ammesso candidamente che la fame l'aveva spinto a compiere il gesto disperato. «La prima volta nella mia vita», ha assicurato. La reazione dei due coniugi è stata di stupore. Quasi non credevano ai loro occhi. Conoscevano da anni l'uomo e da lui, «che nei pagamenti - assicura la coppia - era sempre puntuale e preciso», non si sarebbero aspettati mai e poi mai un'azione del genere. Probabilmente nata dalla disperazione di un uomo che, vedovo e senza nessuno che lo assiste, non riesce ad arrivare a fine mese con la sua piccola pensione da artigiano. Poi però hanno subito capito e - grazie al loro gran cuore - non hanno mai pensato di sporgere denuncia. Il pensionato da oggi infatti potrà stare tranquillo e potrà almeno mangiare tutti i giorni. Alcune famiglie del quartiere di Is Mirrionis che vivono tra via Cinquini e via Baudi di Vesme, infatti, dopo aver saputo la notizia hanno racimolato qualche spicciolo. E con quei soldi hanno assicurato una scorta di cibo per il pover uomo che gli verrà consegnata ogni settimana. «Non abbiamo mai pensato di denunciarlo. È una bravissima persona che ha rubato soltanto perché aveva fame. Da oggi infatti sarà aiutata da tutto il quartiere», assicura Ignazio Fenudu, titolare del market. «Questo è un caso limite - sottolinea - ma assicuro che nel nostro quartiere sono tante le famiglie, e non solo di pensionati, che non solo non riescono ad arrivare a fine mese ma molto spesso non hanno nemmeno il denaro per poter comprare qualcosa da mangiare».Un caso limite, quello del pensionato, che ha mobilitato il quartiere di Is Mirrionis. Una zona della città che, molto spesso, appare nelle cronache soltanto per episodi legati alla droga e alla delinquenza e che invece, nel suo grande cuore, racchiude tanta solidarietà: «Se l'avessimo saputo prima sicuramente tutto questo non sarebbe accaduto». Valentina Camba è la moglie del titolare della piccola bottega nel cuore del quartiere di Is Mirrionis. È una donna minuta ma con un carattere molto forte: «Abbiamo ereditato il nostro piccolo market - ricorda - dagli anziani genitori di mio marito. Da anni generazioni di famiglie di tutto il quartiere vengono a fare la spesa da noi. E capita spesso che qualcuno, quasi intimorito, ci chieda se possiamo segnare nel registro quello che ha comprato per poi pagare quando ne ha la possibilità. Non abbiamo mai negato niente a nessuno e mai nella nostra vita lo faremo». Un'usanza che accomuna le tante piccole botteghe che si nascondono tra le viuzze del quartiere di Is Mirrionis: «Fare credito è una cosa più che normale - spiega il titolare della piccolo negozio di alimentari - soprattutto in un quartiere come il nostro dove tutti ci consideriamo una grande famiglia. A noi capita spesso, soprattutto quando si consegna la spesa a domicilio, d'incappare in realtà che ti fanno accapponare la pelle. A pochi isolati dal nostro - racconta il commerciante - abita un'anziana signora che puntualmente ogni volta che i nostri ragazzi le portano la spesa scoppia in lacrime perché non ha il coraggio di dire che non ha i soldi per pagarla. E noi ogni volta le diciamo che non c'è nessun problema e può pagare quando vuole. In un quartiere popolare come il nostro funziona così. La solidarietà è di casa». Di certo tutti i negozianti del quartiere di Is Mirrionis non negano mai una mano d'aiuto a chi ne ha bisogno e c'è anche chi, per stemperare un po' la tensione, la prende a ridere: «Ci sono alcune famiglie - sorride Sandro Cambarau, titolare di un negozio di ferramenta - che cambiano le bombole del gas una volta ogni due anni. Ma non perché sanno risparmiare o fanno economia. Ma perché non le usano proprio. Cucinano quando capita e mangiano davvero poco. A me viene da sorridere ma purtroppo questa è la realtà di qualche famiglia che vive nel nostro bellissimo quartiere».
ALESSANDRO TESTA

25/09/2007 (fine articolo)
Intanto ieri L'Unione Sarda si è scusata così con i suoi lettori:
Ai lettori
La vicenda del pensionato

Martedì abbiamo dato notizia del pensionato sorpreso a rubare per fame in un market di Is Mirrionis. Questa notizia, portata ed elaborata da un nostro cronista, si è rivelata poi totalmente falsa. Chiediamo scusa ai lettori e per difendere la credibilità di tutta la redazione e la serietà e la correttezza che hanno sempre contraddistinto L'Unione Sarda, l'Azienda ha deciso di avviare nei confronti del giornalista responsabile il procedimento disciplinare previsto dalla legge, riservandosi di adottare i provvedimenti adeguati alla gravità del caso.


Sulla vicenda intervenuto anche l'Ordine dei Giornalisti della Sardegna annunciando un'inchiesta.

13 commenti:

Andrea Atzori ha detto...

Questo il commento sulla vicenda di un illustre giornalista sardo, Giorgio Melis, da L'altravoce.net



giovedì 27 settembre 2007

Fuoco amico sull'Unione Sarda:
storia falsa, lettori ingannati
dal cronista recidivo e coperto
Niente scuse, tanti responsabili
di Giorgio Melis

Succede nelle migliori e nelle peggiori famiglie giornalistiche. Negli Usa ha colpito persino il New York Times e le grandi stazioni tv: protagonisti in negativo reporter famosi e anchormen di enorme popolarità. Nonostante il culto del rigore e dei controlli incrociati e rigidissimi: come ha mostrato, nella finzione scenica, un gran film con Al Pacino e Russel Crowe su una drammatica inchiesta televisiva, trasmesso qualche giorno fa. Nell'informazione si annida sempre il rischio d'essere vittima del fuoco amico: in questi casi nemicissimo. Può accadere e accade che falsificazioni ben presentate da spregiudicati cialtroni o cialtroncelli incistati nelle redazioni reggano al filtro dei controlli, anche quando i controlli ci sono davvero.

L'Unione Sarda è certo vittima. Vittima di una patacca rifilatale dall'interno ma non caduta all'improvviso e imprevedibilmente dal cielo. Quindi vittima non incolpevole. Con responsabilità colpose, per un trend di spregiudicata, deformata e deformante presentazione di fatti e commenti, che infine incoraggia al peggio i più disinvolti e temerari redattori.

La patacca arriva da un falso scoopista (non è il solo) che ha costruito un ben architettato e plausibile racconto totalmente inventato. Accade e può accadere a tutti - dunque nessuna lezione di professionalità e rigore - di essere ingannati senza poter opporre una difesa preventiva. Non era questo il caso, però. Il giovane collega doveva essere sottoposto a un più penetrante controllo perché aveva ripetuti, seri e specifici precedenti: un recidivo notorio all'interno e fuori dalla redazione. Avrebbe dovuto essere un vigilato speciale. Invece ha di nuovo lanciato la sua lenza e in tanti, troppi (all'Unione e fuori) hanno ingoiato l'esca, l'amo, il filo e il braccio del disinvolto pescatore: andandogli anche a mangiare dalla mano.

Così il falso scoop ha fatto breccia in Sardegna e, per contagio senza la profilassi di un minimo riscontro, nell'informazione nazionale. Commentato da ministri e politici, ha colpito la sensibilità degli italiani: imbrogliando tutti. Un pensionato onestissimo che nel popolare rione di Is Mirrionis a Cagliari ruba pasta e formaggio perché non ha più un euro in tasca ma tanta fame, viene scoperto ma subito perdonato dal buon bottegaio: il quale anzi innesca una solidarietà personale e collettiva, immediata e futura, attorno al poveretto.

Cosa pretendere di più? Un affresco sociale frequente e toccante, già verificato molte volte nella realtà quotidiana. Dunque facilmente proponibile come autentico: caso esemplare di un disagio diffuso. Con in più il tocco deamicisiano del bottegaio buon samaritano che soccorre il ladro per necessità, realizzando un evangelico incontro tra antitetici personaggi emblematici. Il venditore di solito avido e invece generoso e il vecchio povero, che trova comprensione e aiuto: rappresentando la categoria moderna e dolente dei pensionati allo stremo. Il tutto pensato con una ricchezza di particolari, dettagli, toccanti pennellate degne di miglior sorte.

Ma il giorno dopo, il misfatto è scoperto proprio per i riflettori fatti accendere dall'informazione locale e nazionale, alla ricerca di ulterori particolari. Il quadro si è così arrricchito di ulteriori, penose, squallide invenzioni per coprire il malfatto: una sospetta e-mail forse creata ad arte, falsi racconti di personaggi inesistenti per coprire la smarronata più insulsa e cretina: aver messo come illustrazione della bottega cagliaritano di Is Mirrionis la foto di un panificio della remota Valle d'Aosta, con immagini tratte da Internet. Quando si dice che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, la realtà conferma la verità sapienziale dei detti antichi.

Fin qui le colpe del reo. Ma ci sono altre considerazioni da fare, per le ricadute d'immagine e di sostanza che colpiscono non solo L'Unione ma anche un sistema informativo superficiale e avventato, la categoria dei giornalisti senza difese corporative: scaduta e scadente come - non è una giustificazione - tante altre, per una diffusa inosservanza di regole, assenza di controlli stringenti, una spregiudicatezza amorale che ammorba tutta la società. Ma è ben vero che i vizi corporativi dell'informazione hanno - nel bene e nel male - un impatto sui cittadini che esige un più alto e severo metro di giudizio: non per gli inevitabili errori ma per gli inganni (anche subìti) perpetrati contro i lettori.

Aver costruito una vicenda immaginaria ma verosimile e tutto sommato innocua in partenza, è responsabilità completa dell'autore. Con l'aggravante d'aver usato come materiale un'ordinaria storia di miseria sociale: dunque una speculazione anche più cinica e ripugnante. Bisogna anche chiedersi, però, perché il sensazionalismo, l'ansia dello scoop a tutti i costi pure con storie repellenti, l'ansia di apparire per essere, sia un tratto abbastanza comune nel giornalismo d'oggi: specie (ma non solo) in quello più giovane. Non è il tributo alla mitologia del “colpo”, dello scoop. Qui c'entra lo scadimento professionale e morale, la corrività nelle redazioni ad atteggiamenti arroganti, fino alla premeditata e tollerata falsificazione senza sanzioni: per farsi un nome senza curarsi del rischio di attrarre il disonore sul proprio giornale.

Come si è visto, non si cerca più solo il “mostro” da sbattere in prima pagina. Anche l'episodio edificante e luminoso: l'equivalente positivo del mostro, senza remore nell'inventarlo, per avere uno scalpo e una firma in più nel proprio carniere. Non viene dal nulla e da tempi recenti, questa deriva di alcuni - senza affatto generalizzare - ne L'Unione Sarda. È cominciata molti anni fa, nella fase finale e oscura della gestione di Nichi Grauso. Col brutale sicario di carta (e non solo) Antonangelo Liori: al volante negli anni più bui del centenario quotidiano cagliaritano. Quel periodo ha allevato e accettato personaggi omologatisi anche volontariamente, per cupidigia di servilismo e di potere, al direttore “Gambale”: coccolato, rispettato e temuto da politici, imprenditori e amministratori, ancora oggi. Mentre colleghi coraggiosi, non morbidi e servili, venivano calpestati, vilipesi, emarginati e anche licenziati: nonostante durissime lotte e lunghi scioperi alla fine frustranti e frustrati.

L'alleanza greve tra editore, direttore e parte della redazione, in qualche modo soffocò lotte importanti, spesso nel silenzio della politica, talvolta complice della coppia Grauso-Liori. Dopo questi esiti infausti, l'uovo del serpente ha generato piccoli e medi rettili che né la nuova proprietà né le varie direzioni hanno frenato o contrastato. Semmai li hanno incoraggiati e premiati, stimolando il servilismo prezzolato, la disponibilità a farsi sgherri per colpire non solo la correttezza dell'informazione ma soprattutto gli avversari imprenditoriali e politici della proprietà. È una deriva diffusa, che tocca tanti giornalisti e giornali. Per tutti, basta citare Renato Farina, che di nuovo campeggia sulla prima di Libero dello sgradevole Feltri, dopo essere stato sorpreso, condannato e radiato per spionaggio e dossieraggio al soldo del Sismi.

Della brutta, colposa scivolata de L'Unione si parla con disagio e imbarazzo: non solo da parte di chi, come chi scrive, ha lavorato, amato e lottato in quel giornale per un quarto di secolo. Ci sono certo molte attenuanti: ma resta la responsabilità grave di aver continuato ad accettare acriticamente le performances di un giovane redattore (non è certo il solo), che avrebbe dovuto essere sempre tenuto a briglia cortissima e guardato con diffidenza per essersi notoriamente prodotto in gravissime scorrettezze. Una severità dovuta ne avrebbe forse bloccato le ricadute.

Troppa indulgenza non casuale, magari deliberata, infine autolesionistica, ha prodotto invece una coazione a ripetere e una recidiva che colpisce la credibilità complessiva del quotidiano. Benché tornato quasi al monopolio in città, continua a essere riguardato con diffidenza e anche ostilità: per atteggiamenti squilibrati e vere falsificazioni remote e recenti. Quest'ultima è per un verso veniale rispetto a campagne denigratorie vere e proprie. Ma più devastante sul piano dell'immagine, senza poter riversare ogni colpa sul fellone graziato molte altre volte.

Però non è solo L'Unione a uscire malissimo dalla vicenda. Viene fuori a pezzi anche un modo di praticare l'informazione locale e riversarla su quella nzionale. Ci sono stati colleghi che su Repubblica, La Stampa e l'Unità (si è salvato solo il Corriere della sera, fra i grandi quotidiani) hanno addirittura pubblicato “loro” interviste al bottegaio inesistente e persino al pensionato immaginario. Com'è possibile? È il classico sasso che rotola fino a farsi frana. Nessuno controlla niente, l'unica fonte per tutti è il falsificatore di partenza: tracima nelle agenzie, si riversa sulle tv e nei quotidiani, si trasforma in bocca della verità di menzogne cui altri non solo attingono ma aggiungono ulteriori falsi.

È una catena di montaggio infernale, che parte dal nulla e con perversa, irrefrenabile dinamica arriva al “mostro”. L'unica, significativa attenuante, è che stavolta si trattava di una storia positiva, edificante e quindi, oltre il giornale di partenza, poteva starci una minor vigilanza e non ci sono conseguenze su persone vere. La tragedia è che questo modo di lavorare si applica anche ai fatti di sangue, alle grandi e piccole inchieste, alla vita sociale: con vulnus gravissimi alla verità, alle persone e alla deontologia professionale.


Non posso dire cosa sarebbe accaduto se mi fossi trovato nei panni di altri colleghi. Probabilmente avrei sbagliato come loro. O forse avrei cercato subito, non a distanza, riscontri maggiori. Non per diffidenza: semplicemente per avere una cronaca viva, racconto e ritratti diretti dei personaggi, un quadro proprio. Posso solo raccontare che, non avendo una cronaca vasta, avevamo chiesto a Bruno Olivieri una vignetta - che pubblichiamo oggi - per commentare icasticamente il senso della notizia. Abbiamo bloccata tutto a tarda notte, quando si sono diffusi i primi dubbi sulla foto valdostana e sul negozio introvabile. Quasi non credendo a tanto cinismo, ci siamo sorpresi poi nel vedere che il giornale colpito dall'inganno interno avesse scelto di non chiarire immediatamente con i lettori i termini dell'infortunio: denunciandosene anche vittima, ma informandoli subito per un rispetto dovuto.

Viene da pensare che se colleghi di altri giornali e tv, specie nazionali, non avessero voluto coltivare la storia e svilupparla con servizi propri, non ci sarebbe mai stata nessun rettifica: tutto sepolto in viale Terrapieno, con i lettori sicuri di una storia inventata di sana pianta. Gabbati e mai contrinformati dal foglio a sua volta gabbato ma restio alla riparazione. Lettori trattati da merce trascurabile, non da cittadini e lettori consapevoli. In grado di reggere anche la notizia che un giornalista cialtrone può, come accade non infrequentemente e dappertutto, inventarsi una notizia per qualche titolo e firma in più. Il disprezzo verso i lettori è uno degli aspetti più negativi. Una pronta rettifica, con scuse e spiegazioni oneste, avrebbe evitato una doppia onta, che travalica il trascurabile, pluricondonato cialtroncello.

Come in politica, nell'economia e in tutto il resto, quest'Italia amorale raccoglie i frutti di un declino etico che non risparmia nessuno. Ripetiamo, è anche più grave quando investe l'informazione, che da cane da guardia del cittadino verso il potere, si fa cane da salotto e da riporto: fino a diventare una scheggia impazzita che inganna anziché difendere il lettore. Pochi giorni fa, il grande Sandro Viola, scrittore e gentiluomo, su Repubblica ha dedicato un pacato ma durissimo commento alle responsabilità dell'informazione e dei giornalisti per il decadere della politica in un alluvionale gossip sul nulla. Appunto perché dedicano molte pagine e grandi spazi alle polemiche astratte e ripetitive, ai bla-bla infiniti dei politici. I quali continuano a esercitarsi in questa logorrea benché i lettori e telespettatori ne siano nauseati. Se giornali e tv silenziassero questi chiacchieroni insulsi - conclude Viola - smetterebbero di blaterare sciocchezze che non troverebbero ascolto ed eco. Totalmente d'accordo.

S'impone una riflessione severa sull'informazione: da parte dei giornalisti ma anche sulle gravissime responsabilità di editori (e politici) che apprezzano e vogliono soltanto scrivani-maggiordomi e non veri giornalisti «con la schiena dritta», come non si stancava di chiedere Ciampi. Nessuna meraviglia, dunque, che nei giornali si allevino anche felloni. Come questo che dopo aver deliziato i lettori con la ricetta per cucinare il gatto (quest'altra perfomance era è colpa solo sua o della direzione che l'ha ospitata e poi anche difesa?), li imbroglia biecamente: inventandosi una storia di ordinaria miseria usata in modo cinico. Solo per fare cassetta. Ma il pesce, senza il gatto - ormai cucinato - cucinato che possa mangiarselo in tempo, finisce per puzzare. E puzza sempre dalla testa.

Andrea Atzori ha detto...

27.09.2007 -
L’Ordine dei giornalisti della Sardegna ha aperto un’inchiesta sul caso della notizia, risultata falsa, del pensionato cagliaritano costretto a rubare per fame e perdonato dal negoziante. Notizia pubblicata da un giornale regionale e ripresa da tutti i media nazionali, alcuni dei quali l’hanno arricchita di dettagli e persino di dichiarazioni degli inesistenti protagonisti di un fatto mai accaduto. Gli accertamenti saranno rigorosi ma rapidissimi: nella seduta del 4 ottobre potrebbero essere assunte le prime decisioni. Il Presidente Filippo Peretti ha dichiarato: "La vicenda, anche al di là dell’accertamento delle singole responsabilità di iscritti all’Albo, interroga tutti i giornalisti e impone una risposta chiara ai lettori. Perché mette in evidenza un rilassamento rispetto a una delle regole ferme della professione: l’obbligo di attenersi alla verità sostanziale dei fatti attraverso la verifica preventiva delle notizie. In un momento in cui la professione giornalistica è sotto attacco da più parti, una notizia falsa provoca un danno gravissimo mettendo a rischio proprio la credibilità e il ruolo dell’informazione."

Anonimo ha detto...

Complimenti! Riuscire a scrivere decine (se non centinaia) di righe su un fatto di cronaca così poco importante come si presentava un banale furto di qualcosa da mangiare da parte di un pensionato…be, qui ci voleva il talento indiscutibile del nostro Andrea Atzori! Mi spiego meglio: la notizia è risultata falsa…però, anche se fosse vera, che cambiava? Poveracci che vivono male in Italia, e che si apprestano a rubare un pezzo di pane o di formaggio ormai non danno più notizia, senno quando qualche zelante negoziante non fa arrestare il malcapitato di turno…Anziché stendere un velo pietoso sulla vicenda, che ripeto, poteva essere pure vera ( non cambiava niente), Atzori si lancia in commenti velenosi, dove la sua inclinazione politica si fa sentire, eccome! Smettiamo, in modo definitivo, di giudicare tutto solo dal nostro punto di vista! A proposito, si afferma che ogni essere umano ha davanti a sé un orizzonte…quando quest’orizzonte si ristringe così tanto finché diventa un punto, allora questa persona esclama: ECCO IL MIO PUNTO DI VISTA! Stavolta hai proprio esagerato, caro Andrea!

Andrea Atzori ha detto...

Pubblicare una notizia falsa per te è normale?
Tu vorresti "un velo pietoso" su un caso nazionale come questo ????????
O Anonimo, ma dove vivi??????????????

Sei veramente distratto:
i commenti che ho messo sono quelli del giornalista Giorgio Melis
e del presidente dell'ordine dei giornalisti della Sardegna.
Come fai a dire che è "poco importante" quando ne sta parlando tutta Italia?
Se vuoi attaccare me (semplice spettatore della vicenda) prendendo come pretesto questo eclatante caso ....beh fai pure.
Buon divertimento!
(Ma certo dire che lo scandalo della pubblicazione di questa notizia falsa, sia una mia "esagerazione", come hai scritto,fa ridere davvero i polli.

Anonimo ha detto...

Dipende dalla notizia…Se dici che un oristanese ha picchiato la moglie, ecco a te una svolta nel TG …Però, lascia che i fatti seri vanno giudicati dal popolo…

Andrea Atzori ha detto...

"Fatti seri giudicati dal popolo?"
Come... scusa?
Giudizio del popolo?
Ma che dici?
Fai venire i brividi...
Il tuo linguaggio ricorda molto quello delle BR, Brigate Rosse.
Lo sai? Ne sei cosciente?

La moderazione dei commenti è stata attivata ha detto...

Purtroppo, stavolta, devo per forza spezzare una lancia in favore dell causa sostenuta da Atzori.
(Ma, amici anonimi, non disperate è un unicum)
il fatto, purtroppo è grave, solo che Atzori non è stato in grado di spiegarsi come al solito.

La questione non è solo la notizia falsa in sè ( che amici, è già una cosa più che grave), ma la reazione a catena che ha scatenato.

Pensate a un tale Alessandro Testa, che inventa una notizia e la pubblica. E ora pensate alle redazioni di tutta italia che rilanciano questa notizia.

E ora immaginate anche un ministro della Repubblica Italiana, che fa dichiarazioni ufficiali sul fatto e anche il consiglio comunale di Cagliari che si muove per trovare il vecchietto.

Queste sono solo le conseguenze, superficili del gesto.

Ora aggiungete che nessuno dei colleghi del caro Testa, si è preoccupato di andare a VERIFICARE la notizia (e tenete conto che Testa non è nuovo a certi numeri di prestigio).
E pensate anche alla tendenza di dover rendere la notizia più "corposa", con immagini e interviste che ovviamente non possono essere fatte, ma che non preoccupa ancora nessuno al punto da inventare a tavolino interviste e immagini, di un non identificato vecchietto e di un altrettanto non identificato negozio del quartiere IS Mirrionis.

ed ecco perchè il fatto non è grave, è gravissimo.

E' venuto a crearsi un cortocircuito pauroso all'interno della stampa italiana, che ha fatto emergere quanto questa sia poco credibile e superficiale.

Ad onor del vero, il caro amico Enrico Fresu, (di cui Atori HA DIMENTICATO di parlare)colui che ha scoperto la sbalordiva bufala di Testa, ha messo in pratica quello che ogni giornalista dovrebbe sempre fare: il dovere di verificare SEMPRE le notizie.

E nella globale figura di m... che TUTTA la stampa ha fatto, però è ancora possibile scorgere un barlume di onestà e credibilità.
Soprattutto fra le file delle nuove leve del giornalismo (Enrico è un ragazzetto, c'ha 28 anni), ci sono ancora elementi che onestamente e con professionalità fanno cronaca, e la fanno anche bene.

Pino Lalavatrice


PS: Non fare il PIRLA, e pubblica il mio post (non come tutti gli altri che hai CENSURATO). Approfitta dell'unica volta in cui riconosco che non dici fesserie.

Andrea Atzori ha detto...

Ma si spezza una Lancia anzi
una Bmw...
Senza di te Candy Candy Lavatrice non so come farei!

Onore al collega Enrico Fresu del Sardegna.
Su questo sono perfettamente d'accordo con te.
E' stato infatti proprio lui il primo a smascherare la bufala.

P.s. Pino comunque, il pirla (oltre che il presuntuoso) non farlo tu, grazie.

Anonimo ha detto...

Bravo, Pino, hai descritto molto, ma molto bene il nostro amico Atzori: mi piacerebbe conoscerti meglio, almeno tu sai fare la differenza tra un vero giornalista ed una sua caricatura.

Andrea Atzori ha detto...

.....oggi sposi!!
(..e avete già La Lavatrice).

Andrea Atzori ha detto...

Un aggiornamento..

da
L'altravoce.net

venerdì 5 ottobre 2007

La bufala del pensionato, quattro giornalisti
dovranno difendersi davanti all'Ordine
Più rapida la sentenza interna all'Unione
Non si chiude con una pacca sulla spalla il caso della bufala sul pensionato di Is Mirrionis costretto dalla fame a rubare in un negozio di alimentari, scoperto, perdonato e aiutato dalla solidarietà dei vicini. Il consiglio regionale dell'Ordine dei giornalisti ha infatti deciso di aprire un procedimento disciplinare «per violazioni deontologiche» nei confronti di quattro giornalisti professionisti autori degli articoli «pubblicati tra il 25 e il 26 settembre scorso». Si tratta di Alessandro Testa, cronista dell'Unione Sarda - che avrebbe inventato la notizia - e dei corrispondenti Davide Madeddu (L'Unità), Mauro Spignesi (La Stampa) e Augusto Ditel (La Repubblica), che hanno ripreso la notizia con corredo di dichiarazioni dei protagonisti (inesistenti).

Testa è anche oggetto di un procedimento interno da parte dell'Unione: due giorni fa ha incontrato l'azienda per presentare le sue deduzioni difensive, le decisioni dovrebbero giungere in tempi brevi. Sarà necessario invece attendere perché l'Ordine dei giornalisti arrivi a una decisione. I tempi sono stabiliti per legge e l'organismo guidato da Filippo Peretti, considerata la delicatezza del caso, vuole andarci coi piedi di piombo e con particolare prudenza.

Si vuole evitare che il processo ai giornalisti disinvolti si tramuti in gogna inquisitoria: Peretti aveva già annunciato la volontà di procedere «all'accertamento delle responsabilità dei singoli», ma senza dimenticare il rispetto delle garanzie nei confronti degli “imputati”, per evitare il rischio del capro espiatorio. Il fatto poi che Ditel sia anche consigliere nazionale dell'Ordine, rieletto pochi mesi fa, impone ulteriore attenzione.

La notifica di apertura del procedimento avviene con una lettera raccomandata ai giornalisti coinvolti: il Consiglio contesta agli interessati i fatti addebitati e le eventuali prove raccolte, assegnando almeno trenta giorni prima che siano chiamati a testimoniare a propria discolpa. È possibile anche l'audizione di testimoni che possano aiutare a fare luce sulla catena di eventi che hanno portato alla pubblicazione di una notizia falsa e alla sua ripresa sui giornali nazionali.

Una volta acclarata la dinamica della vicenda - che ha gettato discredito sull'informazione ed è diventata fra l'altro il pretesto per uno scambio polemico tra il presidente della Regione e il rappresentante dell'Ordine - il consiglio può procedere in due modi: disporre l'archiviazione oppure stilare un atto di incolpazione e comminare le sanzioni. Possono essere di quattro tipi: per le violazioni leggere c'è un avvertimento, una sorta di cartellino giallo che consiste - come dice la legge 3 febbraio 1963 n.69, che regola la professione - «nel rilievo della mancanza commessa e nel richiamo del giornalista all'osservanza dei suoi doveri». Poi, con crescente grado di gravità, esistono la censura («un biasimo formale»), la sospensione (che può andare da due mesi a un anno, «inflitta nei casi in cui l'iscritto con la sua condotta abbia compromesso la dignità professionale») e la radiazione, «disposta nel caso in cui l'iscritto con la sua condotta abbia gravemente compromesso la dignità professionale fino a rendere incompatibile con la dignità stessa la sua permanenza nell'Albo, negli elenchi o nel registro».

I guai per Alessandro Testa non si limitano, però, all'inchiesta ordinistica. A suo carico è aperto anche un procedimento disciplinare - un po' pilatesco in verità, visto che la direzione anche di recente aveva ricevuto da diversi capiservizio segnalazioni e richieste di intervento - da parte dell'Unione Sarda. Dopo gli incontri della scorsa settimana con vertici aziendali e comitato di redazione, due giorni fa il cronista ha presentato le sue osservazioni difensive, allo scadere del termine dei cinque giorni assegnati al momento dell'apertura del procedimento. Secondo alcune indiscrezioni, l'azienda ha contestato al giovane giornalista anche l'invio dell'email con cui un finto Ignazio Fenudu - il fantomatico proprietario del negozio di Is Mirrionis - si attribuiva la responsabilità della foto raffigurante in realtà un esercizio valdostano, da cui è nato il caso.

(mf)

Anonimo ha detto...

Capito per caso in questo blog. Ho solo una domanda da fare, oltre a ringraziare il collega Atzori se vorrà ospitare questo mio post: chi è il caro Pino che parla di me?
Grazie
Enrico Fresu

Andrea Atzori ha detto...

Ciao Enrico.
Grazie per essere passato su questo blog e ancora complimenti per aver smascherato questa bufala.
Credo che il tuo nome con ogni probabilità finirà su molti testi universitari e ovviamente in positivo.
Mi chiedi chi sia "Pino".
Purtroppo non so risponderti, è uno che si nasconde dietro questo pseudonimo, si "diverte" ad attaccarmi e che (unica cosa degna di nota) ha ricordato il tuo operato nella vicenda.
Potrebbe essere chiunque: un collega, un mitomane...
Sicuramente uno che non ha il coraggio delle sue opinioni.